GUERRA IN UCRAINA E IL PACCHETTO DI RESISTENZA SOCIALE IN ALBANIA

La guerra in Ucraina è stata scatenata dalla Russia il 24 febbraio e molto probabilmente continuerà finché il Cremlino riterrà di poter imporre i suoi obiettivi a Kiev (riconoscimento della sovranità di Mosca su Crimea e Donbass, demilitarizzazione del paese aggredito e suo impegno a non aderire nella NATO). Come i paesi alleati della NATO e gran parte del mondo occidentale, l’Albania ha imposto nuove sanzioni verso la Russia, entrando per ritorsione in una lista degli avversari stilata da Mosca. Il ricorso alle armi in Ucraina sta provocando nel mondo una crescita dei prezzi dell’energia e materie prime – in particolare di cereali e fertilizzanti – con un effetto a cascata anche sui costi di trasporto delle merci, mettendo di nuovo a prova la catena delle forniture globali già in difficolta dal blocco alla mobilità imposto due anni fa dalla pandemia. L’incertezza economica è la principale preoccupazione globale al momento.

Nei primi due mesi del 2022 l’Albania ha segnato – rispetto allo stesso periodo del 2021 – un aumento di 11.6 miliardi di lek delle entrate da proventi di imposte e dogane ma la guerra la costringe a nuove asprezze economiche.  Nel Paese delle Aquile a metà marzo si rilevano sostanziali aumenti dei prezzi del paniere dei consumi rispetto a due mesi prima,  impressionanti in alcuni prodotti alimentari: +46.6% il burro, + 40.3% l’olio di semi, +36.1% la farina, +34.5 lo zucchero, +33% il latte, +20.5% la pasta; l’impennata ha raggiunto anche il carburante, spingendo l’Autorità sulla Concorrenza ad aprire una indagine per il periodo dal 1 gennaio – 25 febbraio 2022. Tanti consumatori sono entrati in una modalità di nuove aspettative inflazionistiche e protestano da giorni, chiedendo al governo tra l’altro l’abolizione dell’IVA su alcuni prodotti del paniere, l’istituzione di un reddito minimo garantito, immediati aiuti per i soggetti incapienti e stretto monitoraggio sulle spese dell’esecutivo. Il settore turistico, che fino allo scoppio della guerra ucraina ha registrato un aumento dei visitatori dai paesi belligeranti, chiede una esenzione dai limiti di consumo energetico soggetti ad imposte. L’8 marzo, nel corsodi una conferenza stampa, il Primo Ministro Edi Rama ha annunciato la prossima istituzione di un comitato interministeriale dedito ad affrontare le conseguenze della guerra in Ucraina sull’economia albanese, aggiungendo che il paese dovrebbe prepararsi a possibili tagli delle forniture energetiche e dei carburanti.

La situazione ha imposto al governo interventi sul mercato nazionale, annunciando la creazione di un ente composto da rappresentanti del governo e delle imprese per monitorare i prezzi dei prodotti alimentari del paniere dei consumi e garantire una loro sostenibilità per i consumatori. Ai sensi di una legge in vigore dal 1999, il 12 marzo un atto normativo ha comunque autorizzato l’esecutivo a definire dei prezzi nel mercato dei carburanti, con quelli alla pompa della benzina attualmente imposti in discesa a 203 lek al litro da una impennata a 260 lek il 9 marzo. Allo scopo di effettuare il controllo del rispetto di questi prezzi è stato istituito un direttorio comprendente i due ministri Ibrahimaj e Balluku, tre massimi dirigenti di autorità nazionali (Dogane, Imposte e Concorrenza) e cinque rappresentanti dell’associazione di categoria. Fino all’aprile 2022 incluso, le sovvenzioni governative all’energia arriveranno a un importo totale di 320 milioni d’euro, in un contesto reso difficile non solo dalla guerra ucraina ma anche dalla siccità.

Il 14 marzo Rama ha annunciato le misure di un pacchetto di resistenza sociale di contrasto all’impennata dei prezzi e di sostegno alle famiglie. Le misure annunciate comprendono: indicizzazione delle pensioni (673.542 beneficiari); erogazione di 3000 lek mensili per 3 mesi (aprile-giugno 2022) a 576.000 beneficiari colpiti dall’inflazione; sostegno agli agricoltori per affrontare l’aumento delle spese per l’energia e aumento del relativo fondo dedicato alla categoria; erogazione di 500 milioni di lek contro il caro prezzi dei trasporti pubblici (in pratica pagamento di un importo fisso al fornitore del servizio per farlo desistere dallo aumentare il prezzo al consumo); da aprile azzeramento delle imposte sugli stipendi fino a 40.000 lek mensili, dimezzamento di esse su quelli fino a 50.000 lek mensili, diminuendole anche su quelli di 150.000 – 200.000; aumento del salario minimo legale a 32.000 lek mensili (circa 260,00 €, +15% sul precedente salario); aumento con 28 miliardi lek (circa 200 milioni di dollari americani) del fondo a tutela sul caro prezzi dell’energia per famiglie e piccole imprese.