VENDITA DELLE MERCI TRA ALBANIA E ITALIA. NORMATIVA APPLICABILE E CONTENUTO DEL RAPPORTO CONTRATTUALE.

Italia continua a riconfermarsi uno dei più importanti partner commerciali dell’Albania. Secondo i dati elaborati dall’Ambasciata Italiana a Tirana, nel periodo gennaio- settembre 2020 l’export verso il paese balcanico si assesta a 892,78 milioni di euro, mentre l’import raggiunge quota 695,15 milioni di euro. Un ingente scambio di merci, che deve necessariamente basarsi su regole chiare o contratti ben definiti tra le parti.

Spesso e volentieri, in particolar modo in un ambiente commerciale fatto di piccole e medie imprese, si fa affidamento a rapporti consolidati o alle consuetudini tra i partner. L’abitudine non sempre riesce a garantire l’identificazione della soluzione giusta in caso di incomprensioni tra il venditore e l’acquirente.

L’Albania e l’Italia, il primo un paese extra-comunitario e il secondo parte della Comunità Europea, hanno entrambe ratificato la “Convenzione di Vienna sulla Vendita Internazionale di Merci”, rispettivamente il 17 aprile 2009 e il 1 gennaio 1988. Questo importante Accordo plurilaterale regola i rapporti nella vendita internazionale, ovvero, quando una società commerciale, avente sede in un determinato paese, si obbliga a consegnare determinati beni, a trasferirne la proprietà e a rilasciare tutti i documenti ad una altra società con sede in uno Stato diverso. Importante dire che la convenzione disciplina esclusivamente la formazione del contratto di vendita, i diritti e gli obblighi che questo contratto fa nascere fra il venditore e l’acquirente.

Le parti, però, hanno pieno diritto di autonomia nella scelta del diritto applicabile al loro rapporto, inclusa la facoltà di escluderne l’applicazione della Convenzione.

L’obbligo principale del venditore è consegnare la merce, trasferire la proprietà e consegnare i documenti. Fondamentalmente si tratterebbe della consegna della merce conforme al contratto, che sia per iscritto o verbale.  In quanto all’acquirente, la Convenzione stabilisce due precisi obblighi: quello di “esaminare i beni o farli esaminare nel più breve tempo possibile avuto riguardo alle circostanze” (art. 38 co. 1°) e quello di “denunziare i vizi entro un tempo ragionevole dalla scoperta (art. 39 co. 1) ed al più tardi entro due anni dalla consegna (art. 39 co. 2)”. La piena conoscenza e il rispetto dei diritti e dei doveri scaturenti dal rapporto in analisi, eviterebbe un bel po’ di disaccordi e pratiche legali.

Sia che si opti per la forma scritta del contratto, oppure si continui a comprare beni mobili sulla base delle consuetudini, le parti devono consigliarsi con un legale in modo da evitare errori che potrebbero portare a controversie lunghe e costose.

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